quelle estati lì: dalle formine al mojito

quando ero ancora troppo piccola per cominciare a formare qualcosa che assomigli a un ricordo, il sant’uomo di mio nonno decise di acquistare una casa nel cuore del ponente ligure, a solo un paio d’ore di macchina da milano, senza di certo immaginare quanto quella decisione avrebbe influito sulla mia vita.

è successo che da quell’autunno sono passati quasi trent’anni, non ce n’è stato uno uguale ad un altro e sono stati tutti bellissimi, soprattutto quelle estate lì.

sono passata dal fare formine in giro per la spiaggia a bere mojito come non ci fosse un domani in quello che ad oggi mi sembra veramente un batter d’occhio.

le prime estati sono trascorse imparando a nuotare buttandomi in acqua senza braccioli a mò di sfida, come se potessi ingaggiare un testa a testa con quella tavola blu che tanto amavo, mangiando gelati per merenda e conoscendo persone con le quali sono in contatto ancora adesso. non che mi piacesse stare in castigo ma mi prodigavo non poco per finirci, come quella volta che il bagnino mi aveva chiesto di recuperare nei bagni di fianco il rastrello per le alghe e sono finita praticamente fino al paese di fianco mentre mia madre disperata mi cercava per tutta la spiaggia immaginandosi scenari apocalittici. leggevo un sacco di topolino ma d’altronde lo faccio anche ora e amavo fare i compiti delle vacanze di italiano. tutti gli altri, no. un po’ meno amavo doverli fare in casa dopo pranzo, quando tutta la famiglia cadeva in un sonno che pareva eterno mentre io sognavo solo di tornare dal mio mare.

risotti e dintorni - mare

poi un giorno all’improvviso i castelli di sabbia hanno perso tutto ma proprio tutto il loro interesse e quello che volevo era solo poter star fuori mezz’ora in più la sera con gli amici. avevamo un grosso problema in compagnia: quando finalmente avevamo deciso dove andare in pratica era ora di tornare a casa. non credo fosse tanto indecisione, quanto la spensieratezza che non torna più di quei tre mesi di ferie filati, puliti, che non ti faceva vivere nulla con urgenza, mentre ora la nostra vita ci sguazza. a quei tempi cominciavi a parlare e semplicemente non finivi più. ci ritrovavamo in un parchetto, che chiamiamo tutt’ora parchetti nonostante sia uno solo, e seduti su quelle panchine passavamo dallo sparare enormi boiate che ci va dell’impegno per elaborarne di così al porci gli interrogativi di una vita intera. eravamo fra l’altro dei gran disturbatori della quiete pubblica, così tanto che a un certo punto hanno dovuto impostare gli idranti dei prati alle undici di sera per cacciare da lì noi ma soprattutto le nostre voci. le volte che riuscivamo ad incamminarci per un’ora decente, finivamo in improbabili pub gotici completamente al chiuso (ad agosto, ma certo, perché no) o a cantare canzoni del calibro di fiki fiki al karaoke. risale a quel periodo la prima sbronza, con un b52 infiammato, e sarebbe stata solo una delle tante prime volte che quei luoghi mi avrebbero regalato.

poi gli orari non sono stati più un problema e allora sono cominciate le nottate infinite. ci mettevamo lo stesso una vita a decidere dove andare ma una volta deciso si partiva e spesso si rientrava che fuori dalle panetterie del paese c’era già la fila di vecchietti per prendere il primo pane del mattino. io arrivavo a casa e c’era la mia nonna ad aspettarmi: pane e nutella e via a letto fino all’ora di pranzo. certe cose non tornano più.
e sono stati degli anni incredibili. anni a ballare coi piedi nella sabbia, a percorrere scalinate infinite per arrivare in discoteche ricavate in cave, a ricordarsi la discesa ma mai la salita, ma come ci sono tornata su?, ad ascoltare tutto l’inverno cd con su scritto l’anno dell’estate di turno e affogare nella malinconia, a prendere il sole a riva in gruppi da 20 occupando mezza spiaggia coi nostri asciugamani colorati, a ritrovarsi al bar della spiaggia per l’aperitivo, a organizzare cene basate sulla formula matematica secondo la quale le bottiglie di vino dovevano sempre essere una in più rispetto al totale dei partecipanti, a tuffarci dalla piattaforma in mezzo al mare che ora non c’è più, a passare serate in spiaggia al lume di candele infilate in bottiglie vuote di pampero, a mangiare panini chiamati schifezza bevendo du demon e a divorare focacce con lo stracchino in riva al mare alle tre del mattino. e poi c’erano le sagre, quelle dove il vino era buono ma costava poco e c’era anche l’amico che ci lavorava e si mangiava bene e si tornava a casa rotolando giù per la collina. e c’era il cinema all’aperto, potevamo fumare guardando i film e cosa potevamo volere di più dalla vita?
avevamo sempre qualcosa da dirci, da raccontarci, da prometterci, di cui ridere, di cui emozionarci, di cui ricordarci durante il lungo inverno.
ci siamo piaciuti, innamorati, odiati, sparlati, fraintesi, riabbracciati come solo la leggerezza di quegli anni ti permette di fare.
quando il cuore è lieve: ancora non lo sa.

risotti e dintorni - cabine mare

come in ogni vita, pian piano quelle estati pigre e infinite sono andate scemando. è finita che qualcuno si è laureato, qualcun altro si è trovato direttamente un lavoro e i tre mesi sono diventati un paio di settimane. è finito che molti sono partiti ad esplorare nuovi lidi, come la sottoscritta, perché in quelle misere due settimane di vacanza dal mondo era proprio il mondo quello che si voleva conoscere.
non mi sono dimenticata mai del mio paesello ligure e appena posso torno da lui a cuore spalancato a farmi sopraffare da tutta la malinconia che sono capace di provare.
riesce ancora a regalarmi così tanto, come quei pochi giorni ad agosto in cui torno a farmi coccolare da mamma e papà, come quel chupito che porta il nomignolo che proprio il mio paesino mi ha affibbiato anni fa, come quella pizzeria che quest’anno compie 50 anni e io 26 me li son fatti tutti su quei tavoli.

e i parchetti sono ancora lì: cambiati, rifatti, rinchiusi, orfani di panchine e di compagnie.
un po’ come noi, ogni tanto.

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2 Comments

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  1. E’molto emozionante leggere questa storia di vita vissuta come se appartenesse a ognuno di noi di voi ed è proprio tale e quale alla tua cara la mia nipote e mi fa un grandissimo piacere il sapere che altre ragazze abbiano vissuto le tue stesse emozioni da adolescenti e da signorine sono ricordi che non possono e non devono mai svanire ,ke bella EMOZIONE grazie a chi la scritta e grazie a te Cee mia ke me l’hai fatta leggere ciò significa ke certi valori sono rimasti saldi nel tuo cuore .Evviva la vita evviva l’AMORE ciao a tutte le amiche di Serena .Tuo NONNO

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