le 5 cose che ho imparato viaggiando

la prima di tutte le passioni che mi concedo di possedere in questa vita è sicuramente viaggiare.
faccio fatica a rimanere ferma in un posto per troppo tempo, amo entrare in contatto con culture diverse dalle mie – vicine ma anche lontanissime – e mi capita a volte di avere la sensazione di stare perdendo tempo se ho un giorno di ferie e lo passo nella mia città.

il che è abbastanza assurdo considerando il fatto che ho la fortuna di abitare a milano, una città che ha una straordinaria capacità di rinnovarsi e di rinnovare le proprie proposte per quello che qualcuno ancora chiama il tempo libero.
sto imparando solo ultimamente a viverla a tutto tondo e a sperimentare tutto quello che offre per guardarla con occhi nuovi che non siano superficiali e che non abbiano pregiudizi.
alzo sempre più spesso il naso all’insù – e di questo devo ringraziare un po’ anche instagram – e invece di guardare i marciapiedi grigi sui quali cammino di fretta per andare in ufficio provo a rallentare il passo e a godermi le splendidezze architettoniche che quasi sempre mi circondano. ma questa è un’altra storia.

tant’è che comunque anche milano a volte mi va stretta e si fa largo dentro di me come una sorta di urgenza di prendere un qualsiasi mezzo di trasporto che mi porti a vedere luoghi che ancora non conosco oppure che conosco ma che non siano ciò che i miei occhi vedono ogni giorno.

risotti & dintorni - studio e viaggi

in questi miei primi 29 anni ho visitato 28 paesi (grazie tripadvisor che tieni il conto per me!) ma quando ho cominciato a muovermi per il mondo non ero certo una viaggiatrice esperta. non che lo sia ora, ma di sicuro va un po’ meglio e mi piace definirmi viaggiatrice apposta perché ho sempre cercato di essere il meno possibile turista. e questo è quel poco che ho imparato:

1. viaggiare comodi è davvero meglio
ero una di quelle che affrontava un viaggio aereo non dico coi tacchi ma nemmeno con le all star, ingioiellata come stessi andando in ufficio e con l’ultima borsa comprata al braccio. ora, camminare sulla scaletta per raggiungere la fusoliera, perlomeno nel caso dei voli low cost, è davvero scomodo e le caviglie servono entrambe durante un viaggio, perderle sarebbe un peccato. perdipiù è altamente probabile che si debba camminare molto quindi il tacco a spillo potrebbe non essere la scelta della vita. i gioielli invece suonano al benedetto metal detector dei controlli in aeroporto e togliersi orecchini, braccialetti, orologi, anelli, collane per poi doverseli rimettere post controllo bloccando la coda di gente che deve prendere un aereo proprio come noi potrebbe dare qualche problema al karma. posso testimoniare solennemente che si può vivere senza orecchini e anelli per qualche ora.

2. ok i punti d’interesse, ma c’è anche altro
ero una di quelle che arrivata a destinazione cominciava una vera e propria maratona per vedere tutti, ma tutti, i cosiddetti punti d’interesse. per farlo molto spesso bisogna letteralmente scapicollarsi (esiste da voi questo verbo, si?) e soprattutto far scapicollare chi viaggia insieme a noi, perché il tempo a disposizione è quello che è e i punti d’interesse sono sempre moltissimi.
“muoviti! non vorrai mica perderti il musee d’orsay, abbiamo visto solo tour eiffel, louvre, marais e mont martre oggi!”
viaggio dopo viaggio sono arrivata alla conclusione che sono stufa di correre qua e là come una scheggia impazzita per raggiungere questo o quello. la verità è che nel frattempo mi perdo tutto il resto e per me è tutto il resto quello che conta veramente. meraviglioso il musee d’orsay ma la prossima volta a parigi potrei rinunciare a vederlo per passeggiare pigramente lungo la senna osservando le insegne dei negozi, le vetrine dei panettieri, i lampioni eleganti e le parigine vestite così bene.

3. le foto in posa davanti ai monumenti non hanno un senso
mi diceva sempre il mio nonno che quando visito un posto devo farmi fotografare davanti ai suoi monumenti se no è come se avessi cartoline al posto di fotografie, che non testimoniano il mio passaggio di lì.
caro nonno, a malincuore devo darti torto.
riguardando le fotografie di questo o quel viaggio – che sono sempre tante perché no, non sono il tipo di persona che fotografare ti fa perdere il momento anzi – pian piano mi sono resa conto che le foto più brutte sono proprio quelle in posa davanti al colosseo o alla tower of london. le mie fotografie di viaggio più belle sono attimi letteralmente catturati: lui corrucciato che cerca con gli occhi un cartello tra la folla di piazza di spagna oppure io che cammino sorridendo fra le vigne del chianti.

4. bisogna sforzarsi di capire il luogo in cui si è (e bisogna rispettarlo così com’è)
il paragone che meglio calza è quello con casa nostra. supponiamo di invitare qualcuno a cena da noi e che questo qualcuno cominci a sporcare per terra, criticare tutto ciò che vede e ad aprire le finestre anche se gli abbiamo chiesto chiaramente di lasciarle chiuse. probabilmente a un certo punto questo qualcuno verrebbe cacciato a calci senza troppi indugi, perché si tratta di casa nostra e ci aspettiamo che chi ci mette piede ci rispetti.
lo stesso vale per tutti i paesi che decidiamo di visitare. per andare a visitare i grandi parchi nazionali americani e abbandonarci bottigliette di plastica e tovaglioli lungo la strada, potete rimanere tranquillamente a casa vostra. così come è inutile andare a dubai a fare i fighi e criticare tutto il tempo l’usanza del burqa. e se per entrare in una moschea c’è bisogno di mettersi un foulard in testa, lamentarsi servirà a poco se non a stressare quelli che vi stanno intorno.

5. in viaggio la dieta non esiste
siete a napoli e avete l’opportunità di mangiare una sfogliatella ancora calda o una pizza appena sfornata. oppure siete a tokyo e avete quindi la grande fortuna di assaggiare il vero sushi. o magari siete nei paesi baschi e potete passare la serata trangugiando pintxo. o ancora siete in giro per le abbazie del belgio e potreste tracannare qualche boccale di buonissima birra trappista.
rinunciate per la dieta? sacrilegio!
fate un favore a voi stessi e dimenticatevi per qualche giorno dei kg di troppo: le vostre papille gustative vi ringrazieranno e imparerete qualcosa di nuovo. per quanto riguarda i sensi di colpa, cacciateli via sostenendo fermamente con voi stessi che il cibo faccia parte della cultura di un popolo e le culture… vanno rispettate.

buon viaggio!

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