cracovia: fondaco dei tessuti, mercato sotterraneo, città vecchia e pierogi

nonostante cracovia, città del sud della polonia, sia ad appena due ore di volo da milano lo sbalzo termico fra i due luoghi non è per niente indifferente.
siamo passati dal calduccio milanese, quei 20 gradi suppergiù che difficilmente disturbano, a temperature massime di 10 gradi e minime di -2. ahem.

siamo arrivati in città nel primo pomeriggio e dopo aver investito una ventina di euro in un taxi viva la comodità e aver lasciato i bagagli in albergo, siamo subito usciti a fare conoscenza.
il primo luogo che abbiamo visitato è stato il fondaco dei tessuti, un tempo mercato di stoffe che ad oggi si limita a proporre souvenir e oggetti fatti con l’ambra a turisti affascinati specialmente dalle cancellate d’ingresso in ferro battuto e dai lampadari che pigri pendono dai soffitti.

risotti & dintorni - cracovia
il fondaco dei tessuti

proprio in fondo al fondaco, scendendo qualche rampa di scale, si arriva al mercato sotterraneo, che ora è in realtà un museo interattivo incentrato sulla ricostruzione archeologica della città attraverso delle installazioni interattive che ne ripercorrono la nascita, i rapporti commerciali con gli altri paesi europei e la vita quotidiana – lavori e professioni – degli abitanti dell’epoca.

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il museo interattivo del mercato sotterraneo

rynek glowny, la piazza del mercato, è la piazza medievale più grande del mondo ed è divisa a metà proprio dal palazzo del tessuto. su rynek glowny si affaccia anche st mary church, la chiesa più conosciuta della città, che custodisce al suo interno l’altare scolpito da veit stoss che durante l’occupazione nazista fu smantellato per essere spedito al terzo reich e fu ritrovato solo a guerra terminata praticamente distrutto dai bombardamenti. ci sono voluti dieci anni per ricostruirlo e ora appare tronfio, in fondo alla navata. è peraltro abbastanza difficile da vedere, bisogna rispettare degli orari molto rigidi e durante la messa non è permesso nemmeno raggiungere i banchi.

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uno scorcio di fianco a st mary church

proprio all’ombra della st mary church abbiamo deciso di fermarci, sul finire del pomeriggio, per gustarci una bella birra e lasciare che la testa si alleggerisse, felici di essere lontani da casa e da tutti i piccoli grandi stress quotidiani.

quella prima sera abbiamo cenato in un posticino molto centrale, proprio dietro la piazza del mercato, ma nonostante ciò quasi introvabile, nascosto all’interno del portone di un palazzo. un ristorante sotterraneo tipico che si chiama u babci maliny, che in polacco significa nonna lampone (e come puoi non amare un posto che si chiama così?). ordinazioni direttamente al bancone, numerino per ritirare i piatti e apparecchiatura fai da te. il primissimo approccio con i pierogi, famosi ravioli ripieni della tradizione polacca, è stato in realtà abbastanza catastrofico. ne abbiamo ordinati di due tipi: il primo, semplice, al formaggio mentre il secondo, temerari, con fagioli e bacon. risultato: i pierogi al formaggio erano in realtà alla vaniglia, mentre quelli con i fagioli prevediamo di digerirli entro la fine del 2015.

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il ristorante tipico u babci maliny
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in alto: pierogi ripieni di fagioli e bacon con cipolle caramellate / in basso: pierogi al formaggio

non contenti e soprattutto senza immaginare quanto potessero incredibilmente riempire i pierogi, abbiamo ordinato anche il secondo: un involtino di maiale ripieno dicosanonsisa con contorno di riso speziato. e qui ho cominciato a riconciliarmi con la cucina polacca, venti minuti dopo essermi disperata per quel sapore di budino nei ravioli.

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in alto: le patatine più fritte del mondo / in basso: involtino di maiale con riso speziato

era un venerdì sera e il clima era in realtà piuttosto clemente quindi ci siamo concessi una passeggiata per quelle vie che partono da rynek glowny e che vanno a formare la città vecchia.
quando giriamo in città che ancora non conosciamo, il nostro passo milanese rallenta inconsciamente e lo sguardo indugia su qualsiasi piccolo particolare: dai volantini appesi ai pali in una lingua sconosciuta, all’abbigliamento delle ragazze che corrono per la via, fino all’interno dei ristoranti pieni. ma soprattutto a me piace sbirciare dietro le finestre, guardare che tipo di quadri ci sono appesi ai muri, com’è fatto il soffitto, il lampadario di che colore è, ma quella è una libreria? potrei passare ore ed ore ed ore a curiosare nelle case della gente.
alla fine si era fatta una certa e ci siamo incamminati verso l’albergo, stanchi ma felici, in attesa di un sabato pieno di cose da fare e da vedere…
[to be continued]

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