ognuna diventa madre a modo suo

quando ho pensato per la prima volta che forse stava arrivando il momento di allargare la famiglia, non me l’aspettavo che andasse così. quando quella sera è apparsa la famosa seconda lineetta rosa, non me l’aspettavo che andasse così. quando ho fatto gli esami del sangue, la curva glicemica, il tampone e tutte le ecografie in cui compariva quell’esserino dalla testa abnorme prima e dai contorni familiari poi, non me l’aspettavo che andasse così.

non so nemmeno io cosa mi aspettassi esattamente. probabilmente di venire investita da un carico d’amore immenso per uno sconosciuto che sgusciava via dal mio corpo dopo ore di avvertimenti.

decisamente no. è stato tutto fuorché questo.
e l’ho realizzato solamente durante il travaglio, quando all’improvviso le mie gambe hanno cominciato a tremare e la meravigliosa ostetrica che mi seguiva mi ha chiesto se avessi paura di partorire.
ho paura di diventare mamma, altro che di partorire! le ho risposto incredula io stessa.

ludovico si è affacciato a questo mondo a occhi spalancati, che mi hanno subito fissata. e quando ho guardato per la prima volta nei suoi occhi tutto quello che ho provato è stata paura. alla paura sono seguiti il sollievo dal dolore e ore di apparente tranquillità in cui il via vai di familiari e amici e la sonnolenza di quell’essere così piccolo mi hanno cullata all’interno del mondo della maternità confermandomi quello che fino ad allora mi ero aspettata: dai, non è così male.

di nuovo, decisamente no. per la serie: sbagliarsi come stile di vita.
perché poi è arrivato il giorno dopo. e quello dopo ancora. e poi un mese di buio.
lo chiamano baby blues.

al di là di statistiche e definizioni, più o meno i pensieri che mi passavano per la testa erano:

  • ma chi me l’ha fatto fare?
  • non dovevo fare un figlio
  • la mia vita è finita
  • non c’è via d’uscita
  • ma che madre di merda sono a pensare queste cose?

ho pensato queste cose per un lasso di tempo che adesso che ludovico ha tre anni suonati mi sembra infinito.
la cosa che ancora oggi a rifletterci mi sconvolge, è che al corso pre parto mi abbiano preparata a pressoché qualsiasi cosa: contrazioni, respirazione, allattamento, corredino, come tenere in vita un neonato… tutto, a parte questo piccolissimo particolare che toh! gli ormoni sono degli stronzi anche dopo la gravidanza, e puoi finire in depressione senza neanche passare dal via.

e passati gli ormoni, non è detto che tutto si sistemi perché anche se ormai la qualsiasi si professa open-minded a questo mondo, sotto sotto la vita da mamma è costellata di piccoli impulsi esterni che non fanno che farti sentire inadeguata:

  • lo allatti ad orari? madre degenere!
  • non fai allattamento naturale? madre degenere!
  • non fai alto contatto? madre degenere!
  • lo lasci al papà per fare un aperitivo con le amiche? madre degenere!
  • (non) lo fai dormire nel lettone? madre degenere!
  • (non) gli dai il ciuccio? madre degenere!
  • lo lasci dai nonni per fare un weekend via? madre denegere!

penso potrei continuare ad infinitum, ma vi risparmio.

come dico spesso quando chiacchiero con le amiche di questo argomento, ho scoperto che l’essere umano madre è fra l’altro una delle peggiori specie esistenti. i luoghi nei quali questo essere endemico ama diffondere le sue perle di saggezza incontestabili sono principalmente tre:

  • i gruppi whatsapp
  • i gruppi facebook
  • il parchetto

tenersi alla larga da questi luoghi è un peccato, i loro risvolti positivi sono innegabili, ma le cose sono due: o ci si fa entrare le cose da un orecchio e le si fa anche uscire dall’altro (questo nella vita a me avrebbe risparmiato un sacco di problemi) oppure li si prende a piccolissime dosi, per preservare la propria sanità mentale.

insomma, morale della favola ci sono voluti molto tempo e tantissima terapia perché riuscissi a uscire da quel buco nero, ma soprattutto perché mi accettassi come madre.

nel mio caso, ho dovuto accettare che non vivo esclusivamente per mio figlio. chiariamoci: un amore così grande è vero che non l’avevo mai provato in tutta la mia vita, ma è un amore che non è nato a prescindere con quel neonato che mi sono ritrovata fra le braccia, bensì è cresciuto col tempo conoscendoci a vicenda. questo mi fa ben sperare che continuerà a crescere col passare degli anni. inoltre, amo avere la mia indipendenza e organizzare la mia vita (anche) senza di lui: aperitivi, cene, weekend, corsi di formazione, sport e attività tali che non prevedano un minore sono cose che mi ricaricano a tal punto da poter essere poi con lui una madre migliore.

ma, c’è sempre un ma. questo sono solo io.
perché se c’è una cosa che ho capito diventando madre, è che ognuna lo diventa a modo suo, e gli altri non dovrebbero mai romperle i coglioni per questo.

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